Cambiare mano a tennis, si può fare.

Stefano Bergomi Blog Sport Tennis Bimane Cambiare Mano

Un piccolo infortunio di gioco mi ha costretto ad una pausa che ho interrotto perché ho deciso di iniziare a giocare con l’altra mano.

Cambiare mano a tennis e riuscire, in un lasso di tempo relativamente breve, a tornare a giocare ad un livello che consenta di divertirsi, credo sia stata una delle azioni che mi ha dato più soddisfazione in una vita ricca di sport.

Sono passati ormai tanti anni ma mi ricordo ancora molto bene: stavo per iniziare un piccolo torneo organizzato dalla palestra che frequentavo all’epoca, a Milano. Avevo, come sempre, una voglia matta di giocare e la solita super tensione.

Siamo ormai a riscaldamento inoltrato, alla prova dei servizi. Assorto nella preparazione mentale al match, il momento fatidico in cui ti raccomandi (con poche speranze) di applicare ogni tecnica allenata (e soprattutto di star calmo), eseguo una prima senza neanche spingere troppo e sento un “cric” al polso della mano destra, quella che serve.

Lì per lì, con la brama di giocare e la partita praticamente al suo inizio, non ho voluto di proposito dare troppa considerazione a questa sensazione. Del resto, chi fa sport, convive molto frequentemente con acciacchi, doloretti, fastidi vari più o meno improvvisi o passeggeri.

Non mi faceva male, ma in cuor mio sapevo che c’era qualcosa che non andava ma il “gira la racchetta” ha decretato che fossi io a scegliere e naturalmente, come tutti coloro che hanno letto “Vincere sporco. Winning ugly. Guerra mentale nel tennis. Lezioni da un maestro ” di Brad Gilbert, ho optato per ricevere.

Finché si è trattato di ricevere è andata anche quasi bene, il fastidio c’era ma non potevo mollare così, appena iniziato e con un game già portato a casa. Strano, tra l’altro, dato che ho passato anni ad essere un diesel e di aver bisogno di almeno 3/4 giochi per iniziare a carburare.

Purtroppo poi è stato sufficiente un solo servizio per accusare nuovamente il fastidio, ovviamente con gli interessi, perché quando non vuoi ascoltarlo, il Corpo sa essere molto efficace nel convincerti.

E così, con un polso che si stava già iniziando a gonfiare ed una grande rabbia per non potermi gustare la partita del torneo tanto attesa, vado di abbandono, che già di per sé è un termine che rifiuto.

Un infortunio che ti blocca improvvisamente un incontro sportivo provoca sempre un’infinita incazzatura ed amarezza. E non è questione di livello, chi gioca a tennis e partecipa al classico torneo sociale del paesino disperso su Google Maps, ha dentro l’agonista più odioso e feroce.

Sono stato anche su un ring un paio di volte, ma nel tennis è peggio. Vedi padri di famiglia arrivare con moglie e figli al seguito trasformarsi in orchi senza pietà, subito battuta la prima palla. O vecchietti che, anche perché sanno di essere vecchietti, arrotano la racchetta per mandarti delle infime pallette tagliate che per ritirarle su devi piegare le gambe più di campione mondiale di limbo.

Quindi a casa e parte la procedura standard. Ghiaccio, fasciatura, per i più volenterosi il cataplasma di argilla da mettere ogni notte fino a quando il mattino seguente continui a trovarlo rigido, perché significa che l’infiammazione è ancora presente.

E poi naturalmente la rottura di palle di andare in qualche centro a fare un’eco o una lastra, a seconda dei casi. Ho effettuato un eco, l’ho portata a far vedere, non si è capito se in effetti fosse accaduto un qualcosa e cosa o se fosse tutto OK.

Tutto OK sicuramente no, almeno per giocare. Certo il mouse per fortuna potevo usarlo e quindi lavorare (come sempre) potevo lavorare. 

Il fastidio e il gonfiore, seppur diminuito con il passare dei giorni, era presente e soprattutto non potevo azzardarmi a provare un movimento con la racchetta che subito mi ricordava la sua presenza.

Sono rimasto in questo limbo inutile per alcuni mesi, che nel tennis tecnicamente equivalgono ad epoche. Ho continuato con gli altri allenamenti, ci mancherebbe. Potevo correre, nuotare, andare in palestra senza coinvolgere quella zona, però il tennis mi mancava davvero molto.

Ad un certo punto, mi è mancato troppo. E così ho pensato che, forte della mia passione anche per la tecnica, in cui “in teoria” mi sentivo preparato e soprattutto del fatto che il Signore ci ha donato due mani… insomma perché no? 

Forse perché ci sono tantissimo attività che puoi imparare ad eseguire con la tua mano scarsa, ma il tennis è mostruoso con la migliore mano, un giocatore passa tutta la vita a cercare di migliorare e gli capiterà, più o meno di frequente ma con costanza, di incazzarsi.

“E tu vuoi ripartire praticamente da zero ed imparare, a circa 35 anni, a giocare a tennis con l’altra mano, ahaha!” Questo, in caso, sarà il commento dei tuoi amici, sappilo.

Ho iniziato a giocare a tennis verso i 12 anni, durante i periodi estivi al lago, a Colico, al Lido. Il campo in terra aveva da una parte, a pochi metri, la spiaggia e il lago. Dalla parte opposta la strada, quindi qualora il gioco fosse stato di livello (raramente) o se qualcuno avesse dato i numeri con lanci di racchetta (frequente) in ogni caso l’improvvisato pubblico di passaggio, si sarebbe divertito.

Poi tornavo a Milano e non giocavo mai, non mi piaceva giocare a Milano, non so perché ma mi mettevi tristezza. Poi tornavo al lago d’estate e non vedo l’ora. Sarà che alla fine dell’ora di potevi buttare nell’acqua dolce e fresca.

Poi un giorno, insieme da un caro amico che come me aveva giocato da “piccolo”, per curiosità abbiamo fatto un’oretta e da lì basta, è finita.

Non so perché, ma è un fatto che è accaduto a tantissime persone. Hanno ripreso in mano la racchetta così, tanto per… e si sono subito ed irrimediabilmente impallinati.

E così, con una voglia assurda di giocare, di vedere colori e sentire i profumi di campo, corde e palline e anche la curiosità della mia nuova sfida, sono tornato sulla terra rossa.

Ho comprato un guantino da golf. Ci sono diversi sport in cui si usano dei guantini per usare un attrezzo, so che non è il caso del tennis, ma evidentemente mi dava quello psico quid che aiutava. Mi lanciavo un componente da solo.

Devo anche sicuramente ringraziare molto un’amica, con cui mi allenavo spesso all’epoca, che si è armata di molto pazienza e si è prestata a sopportare questo challenge.

Ho provato a mettere a fuoco, ma non ricordo quanto sia durato questo mio tennis mancino, alla Rafa, prima che iniziasse a farmi divertire nuovamente in campo, ma non è stata lunghissima.

Ed una volta spaccato il ghiaccio, poi l’apprendimento è diventato molto più rapido. Un rovescio ad una mano che mi faceva godere. Quando hai il movimento in testa e si trasmette tutto in modo spontaneo nel corpo, sei in scioltezza. Anche del dritto ho un ottimo ricordo.

E io ho scelto di tirare nel tennis. E odio i pallettari, non sparo a prescindere come un idiota, ma i braccini di proposito non li sopporto, perché va contro l’approccio sportivo.

Voglio dire: vuoi migliorare il tuo tennis? No, evidentemente. Infatti se vieni su pallettaro, muori pallettaro e quindi che palle!

Li vedi giocare dopo 10 anni e sono sempre allo stesso livello. Cambia sport, scegline uno dove non devi “rischiare” un colpo, fatti una corsetta, un giretto in bici e lascia stare lo sport del diavolo.

Il servizio invece è rimasto sempre poco definito, già ho sempre avuto problemi anche con la mano top, figurati con la sinistra. Ad ogni modo a me piaceva molto allenarmi quindi non era un grande problema. E non mi sembrava vero.

Ad un certo punto, ero quasi dispiaciuto di “dover” tornare alla mano originale, infatti con l’ottima scusa della prudenza ho fatto un periodo ad alternare. Mezz’oretta a destra, 30 minuti a sinistra.

Poi ci ho pensato addirittura a consolidare il vantaggio che così tanta caparbietà mi era costruito. Ovvero, di approfittare di essere bimane, qualora lo scambio mi avesse posto nelle condizioni adatte, Per arrivare su una palla o semplicemente per sorprendere l’avversario, ma era più facile a pensarlo che a farlo.

C’è da dire una cosa importante, oltre a questa compagna di training, ho passato ore e ore ad allenarmi contro un muro. E lo faccio ancora ogni tanto. Perché mi piace l’idea di potermi allenare così, a raffica, anche senza sbattimenti di prenotazioni e avvisa e cambiati e le luci… no, così, grezzo, lo street tennis

Ho avuto la fortuna, nella mia prima abitazione in Brianza, di avere questo bel muro adatto a due passi da casa, in un’area “industriale” senza passaggio di auto. Basta aspettare che chiuda il supermercato e poi tutto il campo è tuo, Domenica anche tutto il giorno.

Mica ho inventato nulla, ho solo sfruttato la parete. I mezzi campi con le righe ed il muro esistono eccome e sono un ottimo allenamento, sia a livello tecnico che fisico.

Come numero di colpi, ad occhio sarai almeno al doppio di quelli che puoi effettuare in un campo ed il muro è il numero uno degli sparring partner, è chiaro.

Ormai sono già diversi anni che sono tornato a giocare solo con la destra ma ogni tanto, per curiosità, provo qualche colpo per vedere se c’è ancora. Il rovescio decisamente sì, il dritto meno ma non è scomparso.

E la cosa potrebbe apparire strana ma, a mio parere, il rovescio ha un suo lato che semplifica l’esecuzione. Nel senso che è un colpo in cui devi essere molto più “castigato”, come dire, bloccato come su dei binari per certi aspetti, rispetto al diritto in cui il movimento è meno vincolato e quindi più difficile da mantenere nelle traiettorie corrette.

Insomma, morale della favola. Hype di soddisfazione indimenticabile, la prova che un po’ “impossible is nothing” è vero, che cambiare mano per giocare a tennis si può fare come si possono applicare dei cambiamenti anche importanti, nella tua vita.

Che puoi rimanere passivo ed aspettare che qualcosa cada dal cielo oppure decidere di attivarti e spendere determinazione, passione, costanza, di avere voglia di imparare e di allenarti, con fiducia e grinta mentre sudi e pensi sempre all’obiettivo.

Sognare l’obiettivo e viverlo, come se fosse già arrivato, immaginarsi di essere già lì, lo puoi sentire che figata che sarà. E questo deve essere il driver più forte che ti fa rimettere giù a testa bassa e continuare a lavorare. E tutto ciò che può aiutare è lecito. Un guantino, una buona musica, qualsiasi cosa ti possa aiutare a darci dentro ed a farti avvicinare ogni giorni di più a quel tuo desiderio, sempre meno folle e più reale. Game, set, match!