La salute come primo atto umano di sostenibilità

Stefano Bergomi Blog Alimentazione Dieta Mozzi Gruppi Sanguigni Sostenibilità

Categoria dedicata al Dott. Piero Mozzi, che ha contribuito ad alzare il livello di qualità della mia salute, primo vero atto di sostenibilità.

Inauguro questo primo post nella categoria dedicata all’alimentazione con un meritatissimo ringraziamento ufficiale per il Dott. Piero Mozzi ed a questo atto di vera sostenibilità che si chiama salute.
Sono anni ormai che ho scelto di seguire il regime alimentare che propone Piero, è stato un percorso a tappe, ci sono arrivato per gradi e, aspetto più importante, senza dogmi e preconcetti ma con tanta praticità, come amo cogliere in ogni attività che intraprendo.

I pareri e le percezioni li comprendo e li accetto, con la chiusura mentale e le argomentazioni retoriche faccio invece molta più fatica. Come sempre, parlare è molto comodo, semplice e rapido. Metterci il proprio fondoschiena, verificare in prima persona con lavoro, sacrificio e costanza, è un’azione per coloro che, almeno provano, a migliorare la propria esistenza. E per me vale in ogni ambito, non solo nell’alimentazione.

Come sono arrivato alla dieta del Dottor Mozzi?

Il primo step è scaturito dalla curiosità per la storia del tennista Novak Djokovic, che da quando ha tolto panificati e farinacei vari è diventato il numero 1 al mondo ed ha dedicato il suo libro a questo fatto straordinario.

Puoi attraversare periodo complicati, che ti “ansiano” e che rendono difficile anche l’allenamento e per questo motivo la prima cosa che ho fatto è stata provare a togliere tutti i cereali con il glutine, proprio per curiosità e per fare una prova provata.
Attenzione! Togliere alimenti con il glutine non significa buttarsi in prodotti confezionati con il logo “gluten free”, ma preferire cibi che per natura, non lo contengono. Il riso invece della pasta, ad esempio.

Mai stato un grande appassionato di pasta, ma qualche primo piatto, l’immancabile pizza, il classico pane, il biscotto, o anche ciò che sembra più innocuo come le fette biscottate.
Per stressare il concetto, per chi pratica la Comunione, anche l’ostia in chiesa è, di fatto, una cialda di pane di farina di frumento.

E quindi da varie fonti ti ritrovi tutto agglutinato ed il primo grande aspetto della tua alimentazione, il più importante probabilmente, è messo a dura prova: la quotidianità.
Nel pranzo e cena diciamo così, dal Lunedì al Venerdì costruisci la tua alimentazione, in altre parole non sono quelle cene “extra” che fanno saltare il banco principale della tua salute, ma quegli alimenti che mangi più o meno tutti i giorni. E non mi riferisco unicamente ai soliti noti.

A questo proposito, la domanda che mi viene da fare, sicuramente a pranzo ma spesso anche a cena, è la seguente: “ma cosa dovrai mai mangiare?”. Voglio dire, nella pausa pranzo di giorni lavorativi ad esempio, pensa a nutrirti per ripartire al meglio. Semplice, rapido, nutriente e se fosse possibile addirittura benefico. Che bisogno c’è di fare il “cenone” o il pranzone, tutti i giorni?

Vale anche per la cena, ma il pasto serale ha anche un approccio differente, nel senso che è quello che decreterà in buona parte come sarà il tuo sonno ed anche il tuo risveglio il giorno successivo.
Per il fine settimana o qualche altra serata vediamo, intanto costruisci la tua alimentazione quando, a mio parere, potrebbe essere meno difficile cadere in tentazione.

Il comune denominatore dovrebbe essere semplificare, ad esempio il numero di tipologie di sostanze introdotte in un pasto, per riuscire ad individuare chi è il responsabile di un fastidio, disturbo o patologia.
Perché tutti “stanno benissimo” all’apparenza. Poi scopri che saltano fuori problemi di ogni tipo: pelle, ossa, stanchezza, muscoli, insonnia, valori del sangue sballati, ecc. ecc. ecc..

È un aspetto molto soggettivo, ma è oggettivo che dalle 13 alle 14 possa esserci meno possibilità, anche proprio per un fatto pratico, di fare chissà quale pranzi sei in ufficio o in giro in auto. Dovresti cercare di sviluppare la capacità di fare lo slalom tra le pietanza giuste e sbagliate in un menù fisso e sicuramente evitare i fast food ma anche le panetterie.

Per tornare alla domanda principale di come sono arrivato alla dieta del Mozzi, dopo l’esperimento gluten free che ho migliorato col tempo (perché è giusto darsi anche dei tempi), ho voluto iniziare con il famoso “libro dalla copertina viola, come lo definisce lui stesso, stimolato da mio fratello Fabio, già un suo attivo sostenitore.

Complice il fatto che io amo cucinare, seppur possa non sembrare a leggermi o vedermi. Ai tempi delle scuole elementari, quando ero a casa con la febbre e mia madre usciva, al suo rientro trovava grandi piatti di cracker con maionese e pasta d’acciughe. A memoria credo sia stata la mia prima malsana e sfiziosa “ricetta”.

Da lì in poi sempre operativo in cucina, fino ad oggi, però il rapporto e la gestione del mio cibo è cambiata parecchio. E sinceramente, col senno di poi, sarebbe stato molto meglio se fosse accaduto prima.

Ho iniziato ad applicare i consigli del dottor Mozzi e mi sono divertito, questa è il  termine corretto, a ricreare ricette classiche ma in versione benefica, con gli ingredienti adatti al mio gruppo del sangue A.
Con il tempo sono arrivato a scoprire nuovi ingredienti, abbinamenti, sapori mentre contestualmente mi accorgevo di farmi del bene. E questo è uno dei secondi aspetti secondo me più stimolanti: non servono mesi, già dopo un paio di settimana fatte un po’ meglio, avverti subito i benefici, per questo non riesco a sopportare una chiusura a priori.

No parlare, FARE! 2 (Due) Misere settimane a mangiare qualcosa di anche non troppo diverso dal solito e senza andare a fare la spesa in “bio” posti alla ricerca di sostanze rare e spendere il triplo. Vai al solito posto, invece che mettere nel carrello A, metti B, per un paio di settimane, non mi sembra un sacrificio così impossibile, basta un briciolo di carattere e buona volontà.

Che poi il corpo sa essere anche magnificamente “sciocco”, è capace di adattarsi a cambiamenti, a fare a meno di alimenti in modo talmente rapido che, a dirtelo, sicuramente non lo puoi credere. Ed invece basta poco e te ne freghi, ad esempio, del prosciuttino o del grana sulla pasta al pomodoro, giusto per essere chiari (e per dimostrarti che non ci stai credendo).

Durante questa mia evoluzione alimentare ho creato ed allargato il mio “menù”: antipasti, primi, secondi, pesce, carne, dolci, caldo, freddo, estivo, invernale, contorni, spuntini, bevande, tutto con gioia e curiosità. E dal mio tavolo si alzano sempre tutti soddisfatti, ci tengo.

Ho fotografato spesso il risultato nel piatto, ho volutamente evitato di badare alla forma e favorire la sostanza, quindi nei vari post che pubblicherò dedicati alle mie “ricette”, le immagini difficilmente appariranno come manicaretti, perché voglio che l’attenzione vada al sodo.

Voglio portare mia testimonianza per ringraziare finalmente e pubblicamente Piero e perché spero sempre che qualcuno scelga di provare questo regime alimentare per risolvere qualche magagna di salute. 

Personalmente, se avessi potuto intraprendere prima questo percorso virtuoso nella mia alimentazione, avrei sicuramente evitato almeno un grossissimo guaio con la mia appendicite acuta gangrenosa perforante da ricovero in urgenza a 25 anni con un mese di ospedale e 3 operazioni, di cui porterò sempre le cicatrici.

Anche altri fastidi sorti col passare degli anni ma anche in un’ottica generale di corpo, testa, spirito, il pacchetto completo insomma, che avrebbe iniziato prima a fornire una resa migliore e donarmi decisamente maggior benessere. E lo dico, per fortuna, senza che abbia avuto poi altre problematiche particolarmente gravi.

Anche il più grande scettico, critico e bastian contrario, il classico che crede solo nella scienza (e la medicina non è una scienza), quando si rende davvero conto di cosa significa “stare bene” all’atto pratico, poi non c’è dogma o alimento che tenga.

Ci si può ben presto rendere  conto di qual è il primo vero dono che l’umanità deve salvaguardare, la propria salute. Con il proprio percorso di conoscenza, i propri errori, come tutti gli essere umani, ma nel lungo periodo, tendere a questa virtù.

La sostenibilità è la grande sfida di questa epoca, i temi ricorrenti sono principalmente clima, lavoro, energia, materiali. In ambito alimentare si discute certamente di come coltivare, produrre, confezionare, distribuire e smaltire.
Ciò che mi sembra però sempre mancare è il primo vero atto di sostenibilità che ogni singolo individuo potrebbe compiere e perseguire quotidianamente, come persona e come abitante del mondo: la tutela della propria salute.

Sicuramente per il proprio bene ma anche per l’impatto devastante della sanità sull’economia di ogni Paese, anche senza pandemie, questa consapevolezza dovrebbe essere il primo obiettivo. Montagne di risorse che potrebbe essere spostate e dedicate a risanare quei malati cronici che sono i bilanci dei Paesi.
E l’alimentazione è per definizione almeno uno degli aspetti da considerare per mantenere un buon stato di salute, insieme allo sport, sicuramente fanno già un’accoppiata eccezionale.

Dopo questo momento Funari, per tutti i gruppi A collegati ma non solo, d’ora in poi in questo blog potrete trovare qualche spunto e spiegazione interessante su come applicare la dieta del dottor Mozzi e vi renderete conto che non è nulla di particolarmente limitante o proibitivo.

La scelta degli alimenti  è vasta e variopinta e se non ci sono patologie particolarmente severe in atto o dietro l’angolo, potete farvi la vostra “trasgressione” alimentare perché, come ho già scritto, l’importante è ciò metti nel piatto tutti i giorni, o quasi.

Stefano Bergomi